Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Il comunismo è una teoria politica che ha come obiettivo l’abolizione della proprietà privata e l’uso comune delle risorse disponibili.
Nella storia del pensiero vi sono stati numerosi filosofi e scrittori che fin dall’antichità hanno sostenuto tesi accostabili al comunismo: tra di essi Platone e Thomas More.
Tuttavia in epoca moderna il fondatore del movimento comunista è unanimemente ritenuto Karl Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) che con l’amico Friedrich Engels ha redatto il Manifesto del Partito Comunista (1848) e fondato a Londra l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, detta anche Prima Internazionale (1864), con l’intenzione di promuovere e collegare il movimento operaio in tutto il mondo.
Marx sostiene che l’ideologia comunista, come del resto tutte le idee politiche che l’hanno preceduta, non è una sua creazione, ma il risultato dell’evoluzione della storia umana che egli vede come storia della lotta tra le classi sociali. La borghesia, che ha preso il sopravvento in Europa spodestando la nobiltà, ha prodotto al proprio interno la classe sociale che la spodesterà: la classe operaia o proletariato. Il “Manifesto” di Marx si conclude proprio con un appello all’internazionalismo in nome della rivoluzione sociale: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”.
Anche se il primo tentativo insurrezionale avvenne nel 1871, quando Marx era ancora vivo (la Comune di Parigi, terminata in un bagno di sangue), si dovette attendere il 1917 perché un movimento ispirato alle teorie marxiste andasse al potere. Contrariamente alle previsioni di Marx, la rivoluzione non avvenne in un paese nel quale lo sviluppo capitalistico era avanzato (come l’Inghilterra o la Germania) ma nella Russia ancora semi-feudale, durante la prima guerra mondiale. Una frazione del partito socialdemocratico russo, guidata da Vladimir Ulianov, detto Lenin, riuscì ad ottenere il consenso degli operai e dei soldati di Pietroburgo intorno al proprio programma rivoluzionario, esposto nelle due opere più significative: “Che fare?” e “Stato e rivoluzione”.
Il 6 novembre 1917 i “boscevichi” guidati da Lenin riuscirono a rovesciare il governo provvisorio di Kerensky e ad instaurare in Russia la “dittatura del proletariato” che avrebbe dovuto essere il primo passo verso una società senza divisioni tra classi. (1- segue)