Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Intervista del Collettivo studentesco del liceo Falcone
a Sergio Roedner
D: Prof. Roedner, perché sul suo blog si è interessato al caso di Cesare Battisti?
R: Perché mi batto da tempo contro ogni falsificazione della storia del Novecento, contro tesi secondo le quali l’Olocausto è il prodotto della follia di Hitler o Cesare Battisti è un serial killer assetato di sangue.
D: Chi è dunque Cesare Battisti?
R: Uno dei circa quattromila uomini e donne inquisiti per banda armata, associazione sovversiva o insurrezione tra il 1969 e il 1989.
D: Il giudice Spataro dice che Battisti non è un criminale politico ma un delinquente comune assetato di denaro.
R: Spataro confonde i suoi comportamenti precedenti al 1977, a quelli successivi alla sua affiliazione ai PAC (Proletari armati per il comunismo) avvenuta nel 1977 nel carcere di Udine. Che Battisti sia imputato di reati politici non lo dicono solo lui, i suoi avvocati e la magistratura brasiliana. Lo dicono anche i suoi capi di imputazione, che fanno riferimento alla legge Cossiga per reati di eversione e reati politici.
D: Comunque Battisti è stato condannato in contumacia all’ergastolo, con sentenze definitive, per aver commesso quattro omicidi in concorso. Lo ritiene innocente o colpevole?
R: Non posso dirlo, ma quello che posso dire è che condivido la perplessità sulle modalità con le quali è stato processato e condannato. Prendendo come esempio il processo Torregiani, per il quale Battisti è accusato di concorso di colpa nell’omicidio del gioielliere, la polizia ricorse alla tortura per estorcere confessioni agli imputati, uno dei quali, Sisinio Bitti, riportò lesioni permanenti ai timpani. Gli assassini reali (Masala, Fatone, Grimaldi e Memeo) furono catturati poco dopo e hanno scontato condanne più o meno lunghe. Battisti non poteva partecipare al delitto Torregiani se contemporaneamente è accusato dell’uccisione a Udine del macellaio Sabbadin.
D: Anche escludendo la partecipazione all’omicidio Torreggiani, restano in piedi altri tre omicidi, primo fra i quali quello appunto di Sabbadin.
R: Andrebbe però provato che Battisti partecipò effettivamente alla sua uccisione. Fu il “pentito” Mutti a incolpare Battisti; peccato però che poco dopo Diego Giacomin si dissociò dal gruppo e rivelò di essere stato lui stesso a uccidere il negoziante. Non fece altri nomi.
D: Ma perché mai il pentito Mutti avrebbe dovuto accusare ingiustamente Battisti?
R: I cosiddetti pentiti ottenevano degli sconti di pena anche rilevanti se facevano nomi di complici. Mutti, colpevole di omicidi e rapine, ha scontato solo otto anni di carcere, un privilegio condiviso con Marco Barbone, l’uccisore di Walter Tobagi. Una sentenza di Cassazione del 1993 lo definisce “uno specialista nei giochi di prestigio tra i suoi diversi complici”, le cui confessioni “non possono essere ritenute spontanee”.
D: Insomma, secondo Lei, Battisti è responsabile o innocente degli altri omicidi di cui lo si accusa?
R: Lui si dichiara innocente, anche se si assume la responsabilità della scelta sbagliata della violenza, che condivise peraltro con migliaia di altri giovani. La sua colpevolezza non è mai stata provata e l’iter processuale che portò alla sua condanna non può essere giudicato corretto.
D: Come si spiega l’accanimento con cui molti leader dell’opposizione e lo stesso Presidente Napolitano chiedono la consegna di Battisti alla autorità brasiliane?
R: La sinistra italiana ha la tendenza a santificare i magistrati, in reazione alla denigrazione che ne fa sistematicamente la destra. Va inoltre osservato che il partito comunista italiano, di cui molti leader della sinistra sono gli eredi, ha sempre negato che le brigate rosse fossero appunto “rosse” e non ha mai brillato per garantismo nei confronti degli esponenti della sinistra extra-parlamentare né tantomeno dei sostenitori della lotta armata contro lo Stato.
D: Quale potrebbe essere secondo Lei la soluzione definitiva a questi strascichi degli “anni di piombo”?
Un’amnistia simile a quella promulgata dall’allora ministro della giustizia Togliatti nei confronti dei fascisti alla fine della guerra civile. Che piaccia a no agli esponenti del revisionismo storico, in Italia negli anni 70 e 80 c’è stata una vera e propria guerra civile con centinaia di vittime tra lo Stato e le formazioni della lotta armata. Cessata l’emergenza con la sconfitta delle Brigate Rosse, è tempo di pensare alla rappacificazione e a fare uscire di prigione persone che vi sono detenute ormai da oltre trent’anni nonostante che, come disse Mastella per rassicurare Lula, “in Italia in pratica l’ergastolo non esiste”.
D: Come giudica il “sogghigno di trionfo” col quale Battisti è uscito dalle prigioni brasiliane?
R: Secondo me non si tratta di trionfo ma di sollievo. Battisti è oggi un uomo profondamente diverso da trent’anni fa, sostenuto dagli antidepressivi e dagli amici che si è fatto negli anni del suo esilio parigino e brasiliano. Non provo nessun sentimento particolare nei suoi confronti, ma certo non lo giudico un mostro.