Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
(da Yoi n.17, gennaio 1986)
Socrate: - Da tempo, o Fedro, non ti vedevo così raggiante.
Fedro: - Una grande notizia ho ricevuto poc’anzi, o Socrate.
S: - Tuo nonno, che ti aveva promesso quella villa sul Pireo, è dunque spirato.
F: - Meglio ancora, o Socrate. La nave sacra è giunta stamani da Delo e ha portato la grande novità. L’arte del karatèion è stata ammessa ai Ludi Olimpici e fin dai prossimi giochi i nostri migliori atleti potranno competere e vincere i primi allori.
S: - Dici bene, o Fedro. Accompagnami dunque al mio ginnasio, se nulla di più utile hai da fare, affinché io, ritirati gli arredi e gli strumenti ginnici, lo chiuda definitivamente e vi metta il cartello: “in vendita”. Domani stesso, o Fedro, mi cercherò un’altra occupazione.
F: - O Socrate, se non conoscessi la tua sobrietà, ti direi ubriaco, alle nove del mattino. Ho inteso bene? Il karatèion diventa disciplina olimpica e tu chiudi la tua palestra, la più famosa di Atene e di tutta l’Attica?
S: - Certissimamente, o Fedro, perché non intendo insegnare ai muri.
F: - Socrate, tu parli per enigmi.
S: - Cercherò dunque di essere più chiaro. Appena la notizia che tu mi hai dato con tanta gioia si spargerà per Atene, i migliori allievi delle nostre palestre faranno fagotto e si metteranno in viaggio per Roma.
F: - Perché dici questo? Il Karatèion è disciplina orientale, qui è nata e qui sono i migliori ginnasi, primo fra tutti il tuo, o Socrate.
S: - O Fedro, sei stolto o fingi di esserlo per compiacermi? Sai bene che arruolandosi nell’esercito romano, nella guardia del pretorio o tra i gladiatori, i nostri giovani saranno mantenuti a spese dello Stato, e senza altre preoccupazioni passeranno le giornate in palestra. Ad Atene il karatèion è disciplina dura e ingrata, a Roma redditizia professione.
F:- O Socrate, sospetto che a farti parlare così sia il timore di veder svanire le laute prebende dei tuoi allievi più agiati. Pertanto ritengo i tuoi timori eccessivi e infondati. Per il futuro del karatèion il riconoscimento è importantissimo. Solo così cesserà la corsa dei giovani verso altre discipline olimpiche quali il salto, la lotta, la corsa con i carri.
S: - Forse hai ragione, o Fedro. Ma dimmi: quale Karatèion hanno riconosciuto i saggi di Olimpia?
F: - Che intendi dire, o Socrate? Ci hai sempre insegnato che uno solo è il Karatèion, anche se diversi sono gli stili.
S: - Non celiare, o Fedro. Quello che a Roma con nome imbastardito chiamano Caràtium, e praticano danzando effeminati e coprendosi le mani con cesti da pugili, ben poco assomiglia all’antica arte che appresi da mio padre, e lui dal suo, e che cerco di insegnare ai giovani ateniesi.
F: - Mi pare, o Socrate, che tu indulga a queste sottigliezze per amore di polemica. Non so se il supremo consesso di Olimpia si sia pronunciato per l’una o l’altra forma, ma di certo ha raccomandato tutte le scuole di unirsi per il bene comune. Ed ha fatto il tuo nome, o Socrate, proponendoti quale “maestro dei maestri”. Questa notizia la tenevo per ultima per rallegrarti e mostrare che i tuoi timori sono infondati.
S: - Sono grato ma non posso accettare. Sono troppo vecchio per imparare a danzare coi cesti e ho troppo pudore per insegnarlo ad altri. Preferisco chiudere il mio ginnasio e cambiare lavoro.
D: - O Socrate, non perderai comunque i tuoi discepoli più fedeli. Io resto con te, maestro.
S: - Mio buon Fedro, tu hai cinquant’anni e da dieci almeno non paghi l’obolo per i miei corsi. E tuo figlio Critone, il mio discepolo migliore, l’unico Greco capace di tener testa al gladiatore Quazzaronius?
F: - Pensavo di mandarlo a Roma fra i pretoriani, per un annetto o due, in vista dei prossimi ludi Olimpici…
(In silenzio, Socrate inizia a smantellare la sua palestra, ammucchiando ordinatamente suppellettili e insegne. Fedro fischietta con aria innocente).