Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
(da Karate Oggi n. 11, Dicembre 1989)
Socrate: - Che ti accade, o Fedone? Perché quel volto afflitto?
Fedone: - Il messaggero arrivò poc’anzi da Delo, trafelato. E mi portò una ferale notizia.
S: - Non tenermi dunque sulle spine, o Fedone. Alla mia età può essere pericoloso.
F: - O Socrate, vorrei confidarmi con te, ma l’angoscia mi stringe la gola.
S: - Dunque io ti interrogherò, e tu rispondimi con un cenno. È forse uscito a spese della collettività il quindicesimo volume dell’enciclopedia di Ascherius: “L’apprendimento degli spostamenti ellissoidali negli atleti di alto, medio e tozzo profilo?”
F: - Non ancora, o Socrate.
S: - È giunta forse la notizia di una nuova gabella che impone di pagare duecentomila sesterzi in vista degli esami dei prossimi cinque anni? Ma con la garanzia della promozione assicurata?
R: - Niente di tutto questo, o Socrate. Ma l’atroce notizia di una lacerazione nuova nel mondo del karatèion. È nata la Fikta.
S: - Sono vecchio, o Fedone, e la memoria comincia a tradirmi. Codesta Fikta – non era nata già dieci anni or sono?
F: - Quella, o maestro, era la Fikda.
S: - Mi correggo: sette anni or sono!
F: - Tu parli della Fikteda, o Socrate.
S: - Tre anni fa…
F: - La Fitak. È proprio dalla Fitak che nasce la Fikta.
S: - E cosa trovi di tanto luttuoso in questo ricorrente gusto per gli anagrammi?
F: - Io vedo andare in fumo l’unità dei praticanti di karatèion, o maestro.
S: - Cosa per intendi tu per unità, o Fedone?
F: - L’operare insieme con gli stessi intenti.
S: - Una lucida definizione che ti fa onore. Ora dimmi però se si può applicare all’amara odissea degli adepti di karatèion, da dieci anni indotti a convivere con dei governanti che si gloriano delle loro medaglie, li vessano con continue tasse e si fanno beffe delle loro giuste richieste?
F: - Ma questo, o Maestro, doveva essere già ben noto a tutti noi quando decidemmo di unirci a loro dieci anni or sono.
S: - Ci abbiamo provato, o Socrate.
F: - E quando se ne andarono per non accettare il parere dei più, e la loro scissione fu benedetta dall’imperatore.
S: - Ci abbiamo riprovato, o Fedone.
F: - Ma a forza di provarci e riprovarci, mi sono quasi convinto anch’io che l’unità è la cosa più importante. Ecco perché la nuova scissione ha provocato in me sconcerto e dolore.
S: - E in me invece gioia e nuova energia. Perché ho speranza che questa sia la volta buona in cui ritroveremo fiducia in noi stessi e, invece di logorarci in dispute e lotte intestine, indosseremo nuovamente la tunica e ci concentreremo sui nostri esercizi fisici e spirituali. Tutti insieme nella…come hai detto che ci chiamiamo?
F: - Fikta, maestro.
S: - Devo scrivermelo su un pezzo di papiro.
Povero Socrate! Se vivesse adesso, dovrebbe fare i conti anche con la Fesik, la Fekda, la Fiksda, la Fiks, e la Fedika...