Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
La strage di Oslo è una lezione terribile ma utile per tutti noi, se ne sappiamo leggere i tratti fondamentali.
1) Non ci sono paradigmi che si possano applicare al caos contemporaneo globalizzato. Suscitano un sorriso amaro i tentativi di interpretare l'episodio in chiave di estremismo islamico prima che ne fosse noto l'ideatore ed esecutore unico. Dalle vignette su Maometto al ruolo della Norvegia in Medio Oriente, e via delirando. Chi avrebbe ipotizzato il delirio di onnipotenza di un fondamentalista cristiano in stile "Tea Party"?
2) Non serve un'organizzazione centralizzata e tentacolare (come l'immaginario popolare vede Al Qaeda) per perpetrare un massacro, purché si posseggano tempo, fanatismo e il "know-how" tecnologico, e si colpisca un "punto molle" del sistema globale. Il sanguinario visionario norvegese ha fatto più morti in poche ore dei più famigerati gruppi terroristici degli anni 70-80 o di tanti kamikaze imbottiti di esplosivo.
3) Ancora una volta colpisce l'impotenza della massa inerme di fronte all'omicida. Quanti si stupiscono della mancata reazione degli Ebrei di fronte a una minoranza armata di nazisti che li caricava sui vagoni o li fucilava in massa sull'orlo di una fossa durante l'Olocausto, riflettano sulla tremenda verità che a Oslo sarebbe bastato che quattro o cinque "giovani laburisti" si fossero nascosti nel bosco, si fossero armati di robusti rami e avessero attaccato contemporaneamente da due o tre direzioni diverse l'assassino armato di pistola per sopraffarlo. Ci sarebbe voluto però dell'eroismo, e fino a ora la Norvegia, paese felice, non aveva avuto bisogno di eroi.