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Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.

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Il tormentone Cesare Battisti

E ridàgli col tormentone estivo su Cesare Battisti e con la versione ultrasemplificata che della sua vicenda danno i mezzi di informazione. Spiace che anche Repubblica si unisca al coro, stavolta con la voce del professor Miguel Gotor, che era nella culla nell'anno in cui la prima Brigata Rossa nasceva alla Pirelli di Milano. La verità non è mai così semplice e lineare come Gotor vorrebbe, ma purtroppo l'opinione pubblica, di cui si parla e si sparla, raramente viene informata a dovere, anche da parte degli intellettuali di sinistra, per i quali sin dall'inizio i terroristi rossi non erano veramente "rossi", ma manovrati da chi sa chi e per quali occulti scopi.
Argomentando nello specifico col prof. Gotor, risulta invece agli atti delle inchieste che ci furono intimidazioni e pestaggi ai danni dei membri del collettivo della Barona, inquisito in relazione ai PAC, e in molti altri casi. Prendendo come esempio il processo Torregiani, per il quale Battisti è accusato di concorso di colpa nell’omicidio del gioielliere, la polizia ricorse alla tortura per estorcere confessioni agli imputati, uno dei quali, Sisinio Bitti, riportò lesioni permanenti ai timpani. I veri assassini  (Masala, Fatone, Grimaldi e Memeo) furono catturati poco dopo e hanno scontato condanne più o meno lunghe. Battisti (sia detto en passant) non poteva partecipare al delitto Torregiani se contemporaneamente è accusato dell’uccisione a Udine del macellaio Sabbadin.
Inoltre (a proposito dei giusti processi di cui parla Gotor)  gran parte, se non tutte le accuse contro Battisti nascono dalle dichiarazioni del pentito Mutti, che incolpò Battisti dell'uccisione di Sabbadin;  peccato però che poco dopo Diego Giacomin si dissociò dal gruppo e rivelò di essere stato lui stesso a uccidere il negoziante. Non fece altri nomi. Va ricordato ai lettori più giovani che i cosiddetti pentiti ottenevano degli sconti di pena anche rilevanti se facevano nomi di complici. Lo stesso Mutti, colpevole di omicidi e rapine, ha scontato solo otto anni di carcere, un privilegio condiviso con Marco Barbone, l’uccisore di Walter Tobagi. Una sentenza di Cassazione del 1993 lo definisce “uno specialista nei giochi di prestigio tra i suoi diversi complici”, le cui confessioni “non possono essere ritenute spontanee”. Battisti si
dichiara innocente, come Sofri si è sempre dichiarato innocente rispetto all'omiidio Calabresi, ma si assume la responsabilità della scelta sbagliata della violenza, che condivise peraltro con migliaia di altri giovani.  L’iter processuale che portò alla sua condanna, giustificato storicamente dalle legislazione d'emergenza di quegli anni, non può certo essere giudicato impeccabile . Da qui la "dottrina Mitterrand" prima e la protezione di Lula poi.
Battisti può essere simpatico o antipatico, chiacchierone o irritante quanto si vuole, ma almeno non gli si deve imputare la mancanza di ipocrisia, e la sinistra italiana (di cui Repubblica è parte importante) deve liberarsi dall'ossessione di dover continuamente dimostrare di non avere scheletri nell'armadio. La lotta armata è stata un tragico errore ma Cesare Battisti non è il mostro di Firenze.
Sergio Roedner, Milano

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