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Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.

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Romanzo di una strage, film buonista e reticente.

Al di là delle intenzioni dei registi e della bravura di alcuni interpreti (ma chi ha insegnato l’accento milanese a “Valpreda” e prima di lui a Vallanzasca?), Romanzo di una strage è un film deludente,  il cui maggior pregio è di scoprire l’acqua calda (la responsabilità degli apparati dello stato e dei fascisti nelle bombe del 12 dicembre), ma che pecca del grave difetto di dare per scontati fatti che scontati non sono e viceversa di lasciare nell’ambiguità personaggi ed episodi su cui la magistratura e/o la coscienza collettiva hanno già espresso un giudizio definitivo. Eccone un elenco sommario:

·         Al momento in cui Pinelli precipita dalla finestra del quarto piano il film mostra Calabresi in un’altra stanza, a colloquio con Allegra. E’ la tesi della difesa, che non tiene conto della testimonianza contraria di Pasquale Valitutti (che pure compare, sia pure confusamente, nella narrazione) e fa parte del processo di “canonizzazione” della sua figura.

·         La scena della caduta di Pinelli non viene esplicitamente mostrata (il regista avrebbe dovuto prendere posizione: “malore attivo” come sentenziò D’Ambrosio, “balzo felino” come diceva il questore, o che altro?) ma in questo modo l’ipotesi del suicidio resta in piedi, almeno stando alle dichiarazioni unanimi dei funzionari al commissario Calabresi che accorre al rumore. Quindi, delle due l’una: o l’anarchico si è davvero suicidato (e questa tesi è un’offesa intollerabile alla memoria di Pinelli e alla verità) oppure c’è una congiura di tutti alle spalle di Calabresi (e il film in seguito prende questa strada).

·         La storia poi si incanala definitivamente nel romanzesco, con un Calabresi sguinzagliato sulla pista “nera” che rivela a un superiore i suoi dubbi e viene ucciso poco dopo in circostanze che il film non chiarisce, lasciando il sospetto che sia stato eliminato perché sapeva troppo. Poco prima c’era stato il ritrovamento di Feltrinelli ai piedi del traliccio, con l’onnipresente commissario ad assolverlo sui due piedi da ogni ipotesi di complicità con gli attentati di dicembre: chissà, forse anche lui “suicidato” dai servizi segreti e messo su quel traliccio?

La verità, diceva Gramsci, è rivoluzionaria ed è molto più semplice: Pinelli non si è ucciso e Calabresi condivideva in pieno la linea dell’ufficio politico della Questura, del Viminale e del Quirinale: responsabili per loro erano gli anarchici. Feltrinelli è saltato in aria nel corso di un attentato dimostrativo (contro un traliccio, non una  banca) organizzato dai Gap da lui stesso fondati, e Calabresi, additato a torto o a ragione come principale responsabile della morte di Pinelli, è stato ucciso da un commando del servizio d’ordine di Lotta continua: con buona pace di Tullio Giordana e di Paolo Cucchiarelli, dal cui libro (già recensito in questo blog) è stato liberamente tratto questo film, un’ennesima occasione sprecata.     

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