Questo blog si occupa di poesia, di politica, di karate. Vi si trova un'eco della mia personale e soggettiva visione del mondo.
Me lo chiedono spesso i miei studenti convinti, piu' a torto che a ragione, che io sia stato un 'sessantottino'. Per rispondere a questa domanda bisogna prima cercare di spiegare che cosa fu il '68: fu un anno di grandi sommovimenti sociali in tutto il mondo, che pero' mancarono di un denominatore comune. O meglio, il tratto unificatore fu la prtesta contro la guerra in Vietnam. A parte questo, il '68 fu mille cose diverse: il flower power negli Stati Uniti, col pacifismo e le droghe leggere; in Francia, Germania e Italia fu la lotta dura contro l'establishment borghese, in nome di ideali rivoluzionari ispirati ora al maoismo (variante asiatica dello stalinismo) ora al guevarismo (creare fuochi di guerriglia nel Terzo mondo dominato dalle dittature militari imposte dagli Stati Uniti per favorire i propri interessi economici nella zona). Ci fu anche il 68 cecoslovacco, una protesta equivocamente unitaria contro l'occupazione sovietica e la repressione della cosiddetta 'Primavera di Praga'.
Cosa resta di tutto questo? Poco o nulla. Il pacifismo sopravvive, le droghe leggere pure ma senza connotazioni ideologiche, le guerre continuano ancora ma adesso si chiamano in modi diversi. Il maoismo e' morto e sepolto, nel terzo mondo prosegue con esito alterno la lotta contro le dittature e la dottrina Truman. Gli ex-68ini europei hanno preso varie strade: l'ingresso nelle istituzioni o nei partiti tradizionali (ugualmente rappresentati tra la destra e la sinistra); la scelta suicida della lotta armata; il ritorno nel 'personale' col difficile problema di educare dei figli secondo un modello non convenzionale di famiglia.
Da noi gli unici veri lasciti del '68 sono l'abbigliamento casuale e il turpiloquio: segno che il '68 non fu una vera rivoluzione, perche' non ne fu protagonista una classe sociale rivoluzionaria, ma una specie di festa di massa.