Wednesday 22 february 2012 3 22 /02 /Feb /2012 15:25

Chi se ne frega dei redditi dei ministri, a prescindere dalla questione se dichiarino fedelmente le loro entrate? E chi se ne frega dei veicoli (uno, due, tre) che possiedono? Ciò che conta è che le loro disponibilità finanziarie sono incomparabili con quelle di un normale cittadino che rappresentano. E che la loro politica è vessatoria come quella che ha strangolato la Grecia: quei rispettabili signori dell'alta borghesia, così diversi dai folkloristici guitti del governo Berlusconi, sono gli emissari della finanza internazionale, hanno amputato e continueranno ad amputare la carne viva con il beneplacito, la perplessità o le timide proteste dei "Democratici" e dei sindacati...

Di sroedner.over-blog.it
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Tuesday 21 february 2012 2 21 /02 /Feb /2012 20:37

Caro Maestro Perlati,

 

Non è la prima volta che ho l’onore di essere chiamato in causa da Lei. Questa volta si tratta della Sua replica al mio articolo Nostalgia di Fesika (Karate Do n.23). Prima di tutto mi spiace di averla innervosita, ma al tempo stesso mi chiedo perché pensi che valga la pena di replicare se, come si legge tra le righe, giudica le riflessioni espresse dagli intervistati a livello di “chiacchiere da bar sport”. Immagino e spero che ci sia un comitato di redazione che valuti se un articolo meriti o meno la pubblicazione su KarateDo, e so per certo che alcuni collaboratori della rivista non sono iscritti alla Fikta: do quindi per scontato che il Suo intervento sia quello di un appassionato e non la “voce ufficiale” della federazione.

Fatta questa premessa, e prima di entrare nel merito del Suo articolo, vorrei ricordare, non certo a Lei, che mi occupo di editoria marziale, gratuitamente e per passione, dai primi anni 80: sono stato direttore editoriale di Yoi (ottenendo all’epoca il riconoscimento ufficiale della EAKF) e successivamente redattore e co-fondatore di Karate Oggi, oltre che collaboratore di KarateDo e di Samurai. Credo di poter affermare, senza paura di essere smentito, che in questi trent’anni non ho mai deflettuto di una virgola dalla mia posizione “ideologica”: la difesa intransigente dei valori del “nostro” karate, anche nel decennio travagliato della cosiddetta “unificazione” con la Fik. Altrettanto intransigente sono però sempre stato nel rifiuto di un giornalismo “ufficiale”, “inamidato”, “federale”, secondo il quale tutte le gare sono splendidamente organizzate e a tutte le decisioni ufficiali si risponde solo con un “Oss”. Per me un conto è il dojo, un altro conto la federazione, un altro conto ancora un giornale. Quando ho pensato che una notizia fosse interessante, l’ho pubblicata, senza chiedermi se fosse “scomoda”. Il maestro Naito esce dalla Fikta? Perché far finta di niente? Tanti atleti vivono il doloroso dilemma di dover scegliere fra due insegnanti ai quali sono affezionati: è un argomento tabù? Un centinaio di praticanti ed ex-praticanti parlano tra loro della vecchia Fesika, discutendone pregi e difetti e sognando di ritrovarsi: qual è il problema?

Il limite maggiore del Suo articolo, secondo me, è quello di giudicare un po’ sommariamente coloro che non hanno condiviso le scelte (politiche, non tecniche) del gruppo di cui Lei ed io facciamo tuttora parte. Davvero tanti maestri “hanno perduto l’entusiasmo” per colpa propria, e non per scelte federali subìte e non condivise? E’ sufficiente rammentare loro che “la Fikta è qui! Il Maestro Shirai è qui, nella Fikta!” come fa Lei, per convertirli sulla via di Damasco? Io certo apprezzo la Sua fiducia incondizionata nel Maestro, ma vorrei ricordarLe che la parola d’ordine, nel 1979, era “entriamo nel CONI”. C’è da stupirsi che qualcuno dei “vecchi” (come Montanari, Demichelis, Tammaccaro) non ne fosse così entusiasta? E c’è da stupirsi che al contrordine del 1889 (“Rifacciamo la nostra federazione”) qualcun altro sia rimasto di là? Cosa accadrebbe oggi se ci fosse un nuovo dietro-front? Non credo che le nostre “perdite” siano dovute a mancanza di stima verso il M° Shirai o alla priorità data “all’aspetto fisico-atletico”; molti praticanti e maestri non trovano agevole scegliere tra la coerenza alle proprie convinzioni e l’obbedienza a direttive che non sempre riescono a comprendere e condividere.

 Oggi certamente, come dice Lei, sotto tanti aspetti, “pratichiamo un karate che è avanti anni luce rispetto a quello di 30 anni fa”, ma a questa crescita tecnica e spirituale non corrisponde la capacità di richiamare ed entusiasmare nuovi praticanti, come accadeva invece negli anni della Fesika. 

E’ vero, il sole volge al tramonto per la nostra generazione, ma è un po’ supponente immaginare che i “nani” si trovino tutti dall’altra parte!

Sergio Roedner

Di sroedner.over-blog.it
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Saturday 14 january 2012 6 14 /01 /Gen /2012 10:45

L'avevo scritto su questo blog alcuni mesi fa e non posso che confermarlo ora: nonostante le rassicurazioni ufficiali, il nostro Paese è sull'orlo della bancarotta globale e i nostri risparmi (oltre alle pensioni e ai posti di lavoro) sono a rischio. Le manovre del governo Monti, sbandierate come segno di lungimiranza politica, sono la fotocopia di quanto è stato già inutilmente tentato per "salvare" (in realtà: strozzare) le Grecia. Di più: la moneta europea rischia di fallire, con tutte le conseguenze, quelle prevedibili e anche quelle imprevedibili.

Che cosa può fare un semplice cittadino per limitare i rischi anche di fronte agli scenari più pessimistici? Ecco quello che ho fatto io:

1) Rendete i vostri risparmi quanto più "liquidi" possibile, ricordando che nessuna garanzia dello Stato può salvare i vostri depositi bancari se lo Stato stesso fa bancarotta - cosa che sta per accadere alla Grecia, e noi la seguiamo a pochi mesi di distanza. Direi che una cassetta di sicurezza è ragionevolmente sicura, più del materasso di casa vostra. Se la vostra banca fallirà, potrete andarveli a riprendere.

2) Convertite almeno parte della vostra liquidità in beni-rifugio come l'oro fisico.

3) Convertite almeno parte della vostra disponibilità in dollari.

4) Se volete investire, dimenticate il "patriottismo" e comprate dei Bund tedeschi.

Ci risentiremo fra qualche mese per verificare se il vostro blogger è un paranoico catastrofista oppure no.

Di sroedner.over-blog.it
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Saturday 7 january 2012 6 07 /01 /Gen /2012 17:25

nocomment.jpg

Di sroedner.over-blog.it
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 23 december 2011 5 23 /12 /Dic /2011 21:12

Caro Jacopo,

Una lettera molto interessante la tua, alla quale rispondo volentieri anche se so già che le mie risposte ai tuoi quesiti e alle tue critiche non ti soddisferanno mai del tutto.

Cominciamo dall’efficacia, che sembra essere al centro del tuo discorso e preme molto anche a me. Ho cominciato a fare karate a 19 anni, alla ricerca appunto di un metodo efficace (anzi, del metodo più efficace) di difesa personale, e ho continuato per altri quaranta. Nel frattempo sono cambiato io, sono cambiate le mie motivazioni, è in parte cambiato anche il karate, ma non ho mai smesso né cambiato arte marziale o disciplina sportiva.

Se è solo l’efficacia in un combattimento per strada che si cerca, sono convinto anch’io che ci siano metodi più efficaci del karate Shotokan per acquisirla: muay thai, krav maga, karate kyokushinkai, magari abbinati al ju-jitsu brasiliano per la lotta a terra…Meglio ancora il porto d’armi e il poligono di tiro, perché di fronte a un’arma da fuoco o da taglio la prudenza non è mai troppa!

Ma perché l’interesse per l’efficacia deve diventare un’ossessione? Fai di mestiere il portavalori, la guardia del corpo, il buttafuori? Ti chiedo questo perché, a differenza di quanto scrivi tu, io, in quarant’anni di pratica e quasi sessanta di esistenza, le occasioni per fare a botte posso contarle sulle dita di una mano, e non sono mai andate fino alle estreme conseguenze…In queste situazioni quello che mi ha aiutato è stato piuttosto la freddezza, l’autocontrollo, la capacità di prevedere le azioni altrui e le possibili conseguenze. Non credo che saper applicare una ginocchiata o una leva avrebbero fatto la differenza, almeno per me.

Premesso questo, concordo con te su molti punti. E’ vero che il karate, da arte marziale per la sopravvivenza, è diventato uno sport, ma questo è successo molto, molto tempo fa, almeno da quando Itosu lo ha introdotto nel programma di educazione fisica delle scuole di Okinawa e Funakoshi lo ha portato in Giappone. Ancor di più da quando il figlio di Funakoshi ha allungato le posizione per farne una ginnastica di potenziamento e da quando sono state introdotte le gare di jiyu kumite. L’organizzazione del M°Shirai, prima di fondersi con la Fik, si chiamava “Federazione Sportiva Italiana Karate”, e la sua erede attuale, la Fikta, alla quale sono iscritto con molti altri (tra i quali i maestri Fugazza, Campari, ecc) ha un proprio programma agonistico.

Ciononostante, c’è una notevole differenza nell’allenamento, nell’esecuzione delle tecniche, nel fine della pratica, tra il nostro karate e quello della Fijlkam, sia nel kumite che nel kata. Non è vero che non utilizziamo il sacco o il makiwara (ci sono su Youtube molti filmati illuminanti del M° Tanaka, di Yahara e di altri). Conosco Nino Tammaccaro dal 1971 e il suo modo di allenarsi e combattere non differiva molto da quello di Capuana, Montanari ecc, se non per un minore controllo di cui facevano le spese i suoi sparring partner, come del resto succedeva a lui col M°Shirai.

Che le nostre tecniche siano efficaci lo provano le dimostrazioni di tameshi-wari, una pratica che molti di noi non hanno mai abbandonato. Anche senza prendere a prestito i colpi del pugilato, maegeri, ushirogeri, shutouchi e colpi di gomito possono essere devastanti. Per usarli in kumite, dovremmo usare le protezioni, e questo falserebbe il modo di portare le tecniche.

E qui secondo me sta il punto fondamentale: io amo il karate come sistema integrale, del quale il combattimento è una parte importante ma non la totalità. Amo i kata non come “esibizione di forma” (definizione per la quale dovresti rivolgerti a Valdesi & Co) ma come combattimenti con avversari invisibili ma sentiti sempre come presenti, nei quali la tecnica, come dice il M° Fugazza, è solo un presupposto per l’efficacia. C’è stato e c’è ancora chi prova a ricavare il combattimento dai bunkai dei kata, io riesco meglio con la vecchia metodica della Jka, perché è ben difficile ricreare le condizioni in cui ci si allenava a Okinawa.

“Il combattimento è qualcosa di assoluto”? Non credo proprio, almeno a livello legale bisogna stabilire delle regole e dei limiti e salvaguardare l’incolumità dei praticanti. Se proprio vuoi sapere cosa mi piacerebbe a livello di kumite, penso al combattimento contro cento avversari del Kyokushinkai, stile “pesante” in cui è comunque vietato colpire con le braccia la testa dell’avversario. “Se il karate è staccato dalla difesa personale reale perché praticarlo?” E perché praticare il kendo, il tiro con l’arco, la scherma? Il karate, se studiato con veri maestri (è stata la mia fortuna) è una strada meravigliosa per irrobustirsi nel fisico e temprarsi nel carattere, senza perdere di vista quell’efficacia di cui parli, ma pensando a come mantenerla nel tempo, quando la prestanza fisica dei vent’anni verrà a mancare.   

Di sroedner.over-blog.it
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti

Présentation

Créer un Blog

Recherche

Calendrier

February 2012
M T W T F S S
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
<< < > >>
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Remunerazione in diritti d'autore - Segnala abusi - Articoli più commentati